Ferrara Ballons Festival

S’alzano lente e solenni nell’aria tranquilla del mattino. Ci sono quelle di forma classica, a lampadina e dalle mille tonalità di colore, che s’appendono come quadri fra le nuvole. E ci sono quelle fantasiose, o decisamente stravaganti: un boccale di birra spumosa, un telefonino grande quanto un palazzo di sette piani, la testona di un clown dal grande naso rosso, quella d’una volpe con gli occhiali e le lunghe orecchie a punta e persino due canguri con guantoni e figli nel marsupio. Tutte diverse, eppure tutte accomunate dal principio d’Archimede, che le fa salire e restar lassù, più leggere dell’aria che le circonda. Sono le mongolfiere che lo scorso settembre hanno colorato il cielo sopra Ferrara, nella decima edizione del Ferrara Balloons Festival, una fra le più importanti manifestazione aerostatiche d’Europa.

Era da tempo che volevo andarci e quest’anno, finalmente, ce l’ho fatta. Sono partito ben prima del sorgere del sole, in una domenica limpida, carica di stelle. Avevo letto sul programma che alle mongolfiere occorrono condizioni meteorologiche tranquille per volare e queste si verificano solitamente all’alba e al tramonto. Se si percorrono strade provinciali, meno di cento chilometri separano Guastalla da Ferrara, nell’orizzontalità magica della Padana, fra campi coltivati, corsi d’acqua, complessi industriali e gioielli d’arte.
Quando arrivo, nella cornice dello splendido parco urbano intitolato al grande scrittore Giorgio Bassani, mi ritrovo fra centinaia di persone che stanno affluendo verso l’area dei decolli, vasta quanto due campi di calcio e già ben popolata. Si sentono i motori dei ventilatori mischiarsi ai ruggiti dei bruciatori che iniettano vampe d’aria e gas caldi, dando forma a quel che forma di per sé non avrebbe. Uno spettacolo straordinario veder sorgere da terra i giganti colorati. Provo a prenotare un volo, il mio primo volo su una mongolfiera! Quando arriva il mio turno, ahimé, trovo tutto esaurito: sia nei voli liberi che in quelli vincolati, cioè su mongolfiere trattenute a terra da lunghi cavi. Pazienza. Mi guardo attorno, perché questo Festival, dedicato al volo in mongolfiera, è anche una gran festa per tutti coloro che vogliono restarsene con i piedi ben piantati a terra. C’è di tutto per tutti davvero: giochi d’ogni genere per i bambini e sport per i più grandi, fra i quali gare ciclistiche, di pattinaggio, tornei di calcetto, prove di tiro con l’arco, equitazione e ju jitsu, senza dimenticare le esibizioni dei paracadutisti e le acrobazie degli ormai famosi droni a pilotaggio remoto. Inoltre ristoranti, bar, gelaterie e decine di stand con prodotti tipici e poi, sotto questo stesso cielo limpido, punteggiato di mongolfiere, a due passi da qui, c’è lei, c’è Ferrara, la Signora degli Estensi, città d’acqua e di terra. Dal parco Bassani, fra gli alberi, riesco a intravederne le mura, dette rampari di Belfiore. Oltre c’è la città, anzi, le città. Quella medievale, della Cattedrale e del Castello Estense, con tutte le contrade cariche di storia che le ruotano attorno. Quella rinascimentale, dell’imponente Addizione Erculea, del Palazzo dei Diamanti, della Certosa e degli altri straordinari palazzi e musei che l’arricchiscono. Infine, quella più recente, moderna, operaia e industriale, in parte distrutta nell’ultima guerra e ricostruita. Inutile pensare di visitarla oggi. Ci tornerò, con un po’ più di tempo da dedicarle. Intanto mi fermo ad uno stand gastronomico, per non tornare a mani vuote e acquisto due pacchi di cappellacci di zucca alla ferrarese, che lessati e saltati al burro, noce moscata, salvia e abbondante Parmigiano-Reggiano, mi faranno pregustare il mio prossimo volo in mongolfiera…

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